Catechismo di Prima Media domenica 23 gennaio 2022


Incontro con B., ospite della nostra comunità per alcuni anni all’interno del
progetto migranti.


Tale incontro si colloca nel percorso che porterà i ragazzi a conoscere alcuni
testimoni in grado di condividere esperienze significative.


B. è nato in Gambia nel 1998, uno stato indipendente dell’Africa,
circondato dal Senegal; è diviso in due parti, una sul mare e l’altra
all’interno; in ciascuna di queste parti si parla una lingua diversa: Inglese e
Francese.
B. ha vissuto nel suo Paese 22 anni di dittatura; il Presidente era un militare
che ha fatto un colpo di stato nel 1994; in seguito ci sono state delle
elezioni, ogni 5 anni, in cui il Presidente è sempre risultato vincitore.
Nel 2016 ha vinto un altro candidato che però non è stato fatto salire al
potere. Si è evita il conflitto per il rifiuto dei militari di intervenire.
B. è cresciuto in una famiglia impegnata politicamente nel villaggio in cui
risiedeva; il bisnonno era sindaco del suo villaggio e il papà di B. non voleva
stare dalla parte del dittatore.
B. è il figlio maschio primogenito e hanno cercato di metterlo nei guai per
colpire il padre.
Per questi motivi, B. a 16 anni è stato mandato dallo zio in Libia.
Ha compiuto un viaggio di tre mesi; i suoi genitori avevano i soldi per
aiutarlo per cui è arrivato in Italia passando per la Libia.
In Libia c’era la guerra, era pericoloso stare lì.
In Libia i taxisti chiedono quanto vogliono loro per trasportare le persone,
bisogna fare attenzione a non pagare prima di essere arrivati. Si
comunicava in Inglese o in Francese, oppure si cercava una lingua comune
conosciuta. In alcuni luoghi si poteva trovare qualche lavoretto da fare, ma
bisognava sempre fare molta attenzione.
E’ salito su un gommone con circa 90 persone per raggiungere l’Italia dalla
Libia.
Durante il viaggio ha dormito per superare la paura; sono partiti a
mezzanotte; alle 10 del giorno dopo sono saliti su una nave che li ha portati
in Italia.
Sul barcone c’era un bambino nato da meno di un mese, c’erano donne coi
mariti, molti maschi.
Durante il viaggio in alcuni momenti i profughi pensavano a se stessi, in
altri si aiutavano tra di loro.
Durante il suo cammino l’esperienza più dura è stata legata ai 4 giorni
passati nel deserto, senza acqua; B. aveva ancora del cibo, ma non aveva
più acqua.
B. non può più rientrare nel suo Paese, per incontrare i suoi familiari
devono vedersi in Senegal.
Da piccolo, quando era ancora in Gambia, i suoi l’avevano mandato a
scuola, ma lui frequentava poco perché si annoiava; voleva fare il
calciatore.
In Africa guardare in faccia qualcuno, come ad esempio il padre, non va
bene in quanto è intesa come una mancanza di rispetto.
Arrivato in Italia ha studiato; si è reso conto che qui il titolo di studio è
importante ed è importante frequentare costantemente la scuola.
E’ arrivato in Italia nel 2014 ed è stato a Salerno, a Settimo e poi a Torino.
All’arrivo era minorenne ma, per poter vivere col cugino che gli dava
sicurezza, si è spacciato per maggiorenne; gli è stata concessa questa
opportunità per aiutarlo a superare le sue paure.
Ha capito l’importanza della scuola e quindi desiderava studiare di più; è
stato inserito nel progetto migranti della nostra parrocchia grazie alla
segnalazione di don Franco (OPM di via Cottolengo) ed è stato ospitato
nella casa parrocchiale dal 2017 al 2021 dove è stato tanto aiutato.
Adesso fa il cuoco, vive col cugino che studia ancora.
Si è sempre sentito accolto dalle persone e si ritiene abbastanza integrato.
Ha imparato l’italiano dalle famiglie che ha frequentato, ha sempre cercato
di farsi raccontare le storie del tempo di guerra.
Chi discrimina non sa cosa fa.
Il suo progetto per il futuro è quello di comprare un albergo nel suo Paese
per portare là la cucina italiana.
Intanto impara a cucinare i piatti africani dai suoi amici.